Applicare prima di modificare: istruzioni per l’uso della Costituzione

Pochi minuti dopo le 23 del 4 dicembre, ad urne appena sigillate, sono stati timidamente diffusi gli exit pool che davano il No in netto vantaggio. Circa mezz’ora dopo, quando tale risultato trovava conferma nei dati del Viminale, i sondaggisti (che stavolta non sono stati smentiti) hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. Poco dopo, Matteo Renzi, in lacrime, riconosceva la sconfitta e annunciava la fine della sua prima esperienza di governo.

In estrema sintesi si può dunque dire che la Costituzione ha vinto e Renzi ha perso. Ha perso perché ha legato il proprio destino politico a una riforma non necessaria (quella costituzionale), travolgendo in tal modo altre riforme – ben più urgenti – che il Paese si aspettava da lui. Ha perso perché non ha capito che quello della governabilità è un problema politico che non dipende dall’assetto istituzionale. Un problema che l’Italicum può risolvere premiando il partito che vince le elezioni, mentre anche la nuova legge elettorale verrà ora messa in discussione: col rischio di riportare in Italia quel multipartitismo di cui tutti dicono di volersi liberare quando sono al governo, e che tutti lodano quando sono all’opposizione.

Renzi ha perso perché non ha capito che lo spirito della sua riforma (scritta tra l’altro in maniera pessima) andava contro l’evoluzione costituzionale italiana ed europea. Quella del 48 è, infatti, una costituzione d’ispirazione federale (che prende a modello l’esperienza degli Stati Uniti). Una costituzione che ha dovuto aspettare trent’anni le regioni a statuto ordinario, e che nel 2001 ha cercato di superare definitivamente le resistenze che il potere centrale continua ad opporre al decentramento.

Renzi si è inspiegabilmente fatto portavoce di queste resistenze ed è stato sconfitto: sia nelle regioni del nord, che non vogliono perdere i propri poteri, sia in quelle del sud che hanno paura del potere altrui. Lo ha fatto nel nome di un’efficienza e trasparenza del potere centrale che non trova riscontro nei fatti: basti pensare alle polemiche che negli scorsi anni hanno portato al ridimensionamento dei poteri della protezione civile nazionale.

Renzi ha perso perché ha confuso i desideri della Commissione europea con lo spirito dell’Unione europea. La Commissione chiede un sistema più moderno ed efficiente, lo spirito europeo indica nel rispetto del principio di sussidiarietà (che impone di preferire il livello di governo locale, in quanto più vicino al cittadino), e di conseguenza nel federalismo, le caratteristiche che un sistema deve avere per essere considerato moderno ed efficiente. Per capirlo è sufficiente leggere i Trattati: ricordando che i Trattati europei sono parte integrante del nostro sistema costituzionale. Per questo motivo, contrariamente a quanto si è detto e si continua a dire, la vittoria del Sì avrebbe messo in crisi il modello d’integrazione europea e non viceversa.

Non resta dunque che aspettare un partito politico che queste cose le capisca e le metta in pratica. Un partito che provi ad applicare la Costituzione, in modo da far emergere eventuali problemi che ne impediscono il corretto funzionamento. Solo allora si potrà parlare di modifiche.

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