Neruda

Neruda, il sesto film di Pablo Larrain, giovane (classe 1975) regista cileno dal talento indiscutibile, in grado di esprimere rappresentazioni tanto realiste quanto oniriche e sfuggenti, è un film del tutto diverso da quello che ci si può attendere.

Non biografico, il film si allontana dalla narrazione storica della vita del poeta cileno, proponendo una rappresentazione del periodo che lo ha condotto prima alla clandestinità e poi all’esilio parigino. Utilizzando un registro di stili e generi (noir, commedia, persino il western) che costruiscono la vicenda con una sintesi per cui risulta del tutto irrilevante la verità storica, l’unico intento del regista sembra essere quello di rappresentare i protagonisti della storia, senza mai cedere completamente alla definizione di un genere o di uno stato d’animo coerente.

Il poeta è co-protagonista del film, insieme al suo inseguitore, il ligio poliziotto Oscar Peluchonneau, un personaggio in realtà mai esistito, voce narrante della vicenda, e anche questa scelta la dice lunga sulla originalità dello sguardo di Pablo Larrain, che ha l’abilità e l’arte di mettere su pellicola punti di vista inusuali ma incredibilmente riconoscibili e anche, devo dire, indimenticabili (cito quello che considero il suo film più bello, Tony Manero, ma anche il recente El Club, sulla pedofilia del clero).

Per raccontare la sua storia Larrain si serve di una serie di accorgimenti che danno, già dalle prime inquadrature, la sensazione di perdersi dentro l’intento di raccontare l’anima dei personaggi e di uscire dalla narrazione della storia e delle vicende in senso stretto.

Il personaggio di Neruda risulta così sfaccettato, controverso, a tratti comico, sempre ironico e, aldilà delle letture di tipo politico, la sua umanità deriva anche dal racconto che ne fa il suo inseguitore, la cui vita così triste e sfortunata si contrappone in modo molto forte con il successo e la rappresentatività riconosciuti a Neruda e da lui stesso sempre celebrati, e costituisce l’elemento di massima commozione del film. Le incertezze del poeta sull’opportunità della fuga e sulle sue implicazioni, sul suo personaggio oltre che sulle sorti del partito socialista dichiarato illegale dal presidente Vileda, vengono descritte senza accenti storiografici e aggiungono alla rappresentazione di Larrain elementi di grande umanità e poesia, inserendovi anche la dimensione del film d’avventura, in risposta alla esigenza creativa del protagonista che intravede nel momento la possibilità di nuovi stimoli e affronta la situazione con entusiasmo naif, da vero artista.

L’inseguimento del poeta da parte di Oscar, con la narrazione del suo personale punto di vista su Neruda (e sulla vita), costituisce al contempo l’elemento avventuroso e anche quello di maggiore profondità e riflessione, pur risultando comunque ironico e senza essere mai, volutamente, convincente, ma restando sempre in posizione indefinita, quasi tra il sogno e la realtà.

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